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Notti polari in bici.

Il viaggiatore cambia modo di viaggiare in funzione della crescita interiore, oppure è il destino a cambiare lui? Fabrizio Calzolaio è un altro esempio del “mollo tutto” e cambio vita.

Fabrizio, presentati ai lettori del blog.
Fabrizio classe 82, cresciuto ascoltando nella concessionaria di camper di famiglia, i viaggi meravigliosi ed incredibili dei clienti entusiasti. Li ascoltava e immaginava quanti km avrebbero accolto il suo futuro. Un giorno durante una fiera di settore vestito col nodo in gola ed una penna pronta nel taschino, decisi che la mia vita non poteva somigliare neanche lontanamente a nessuno dei grandi imprenditori li presenti, non sopporta chi non sogna non posso fare a meno di assecondare le mie emozioni. Dunque tolsi il nodo e le scarpe lucide, indossai delle infradito e andai a vivere in California, esattamente a Los Angeles. Dopo Beverly Hills, Hollywood ed altri quartieri famosi qui in Italia, venni accolto a Venice dove posso dire di aver ripercorso una sana adolescenza. Mesi trascorsi ad apprezzare le persone nella loro diversità nelle loro opinioni cosi personali e diverse, come diverso o strano, giudicavo tutto ciò che fosse nuovo. Poi poter prendere il caffè dalla tua storica moca collaudata, davanti alle onde oceaniche con ragazze stupende in Rollerblade, regala davvero belle emozioni.
Da dove hai cominciato?
Mi sentivo pronto a scoprire il mondo: una delle esperienze recenti più intense e ricche di novità è accaduta in Africa quando dopo aver affittato l’auto più economica al mondo, ho deciso di affrontare km di terra selvaggia e fare il mio personale safari all’interno della savana esattamente lo Tsavo Parck. Inutile dire che ho rotto completamente il veicolo, le gomme, i cerchi, le sospensioni, il motore, etc. etc. Però funzionava bene la leva del tergicristallo, dal quale potevo bere. In breve sono stato accolto in un villaggio di una tribù che in soli 2 giorni mi ha insegnato più di quanto avessi imparato in tutti gli anni scolastici. Ma questa è un’altra storia.
Come sei finito sopra una bicicletta?
Non pedalavo da quando ero bambino, poi mi hanno ritirato la patente per stato di ebrezza (8 mesi) e quindi niente moto, auto, van. Dunque presi una bici di qualcuno giù in deposito, un po’ arrugginita e senza grandi pretese e partii con degli amici per la Grecia…. E vi assicuro che pedalare mi ha ricambiato la visione del quotidiano, di come affrontare le salite della vita provare ad essere più umile e che pensare a se stessi con cura, non è sano egoismo bensì amore di se.
Le notti polari in bici? Approfondiamo questa tua avventura…
Finlandia, Finland Lapland, e già il nome, racchiude in se qualcosa di magico, poi i fiordi Norvegesi, con il connubio mare neve, le renne le alci i km di terra selvaggia senza confini ordinari che filtrano la vista o l’immaginazione, una popolazione ricca di storie misteriose, “un giorno andrò”….. si dice così spesso, poi un giorno sono atterrato ad Helsinki. Quando viaggio cerco di non informarmi troppo prima della partenza, è meraviglioso essere liberi di vivere il momento con una concezione di vita che non ci apparteneva fino all’atterraggio. Quindi mentre Helsinki mi regalava nuove tecnologie stradali, neve, porti ghiacciati e navi rompighiaccio, non mi facevo mai sfuggire l’opportunità di chiedere ad un locale info sulla Lapponia… dunque la sera stessa mi ritrovavo in un comodo vagone letto notturno direzione R o v a n i e m i, capitale della Lapponia Finlandese, 2 km a sud del circolo polare artico, sul quale ha sede la casa di un signore alto con una barba bianca lunghissima. Quella esperienza artica a bordo di un auto presa in fitto e brevi percorsi in motoslitta mi fece capire che per me non era abbastanza, per quanto piano andassi con l’auto per tutte le domande che facevo per quanto cercavo di addentrami nella visione dei Sami, avevo ancora la necessita di conoscere e assaporare il freddo nordico, volevo calarmi nel luminoso buio di quella latitudine e godere di quei timidi raggi sole. Pertanto io tornerò in bici! Tre anni dopo mi ritrovavo in quell’aeroporto con un grosso cartone al seguito ed un sogno si avverava. Grazie ad alcune ricerche su internet scopro di una gara Lappone la Rovaniemi 150, che si tiene verso metà Febbraio e consiste nell’affrontare a piedi bici o sci un percorso in totale autonomia per un tot di km (credo 150) dove è necessario da regolamento avere degli accessori tecnici per partecipare in sicurezza. Bene ho trovato la lista della spesa, spulciando la lista dei ciclisti trovo un italiano, un meccanico di bici di Aosta che a sua volta ha un blog, viaggia in bici, lavora sulle bici e giornalmente pedala sulla neve. Dunque inizia la ricerca degli sponsor, cosi posso incominciare ad ordinare i pezzi della bici, non sarò tecnico nella spiegazione anche perché non lo sono, ma in breve niente leghe leggere niente deragliatori iper leggeri e costosi, niente fronzoli da bar, abbiamo realizzato una bici tosta.. in acciaio con pneumatici chiodati, impianto elettrico che ricaricava anche gli smartphone delle renne ed una luce che illuminava come un camion. Bici ed abbigliamento tecnico sono pronti, ora attrezzatura da bivacco, qui è venuto in aiuto un incursore del battaglione San Marco (Mazzinga), un uomo bionico che praticamente mi ha allenato, mi ha nutrito, e mi ha insegnato a farlo, con delle razioni cucinabili con un micro fornellino ed un fiammifero. Avevo tutto occorrente ora dovevo prepararmi fisicamente e mentalmente, grazie ad un volenteroso amico ciclista abbiamo percorso le prealpi marittime da Genova a Cannes, poi Cannes Montpellier ed ancora Montpellier Aosta, poi ancora salite in inverno ad agosto sul mare in montagna ma non mi sentivo mai all’altezza delle aspettative di chi aveva creduto in me, e quindi continuavo a spingere nelle condizioni più estreme ma ritenevo non fosse mai abbastanza paragonandolo alla meta prefissata, l’ultima volta che ero stato a quelle latitudini ho visto il termometro toccare i meno 44. Con l’intenzione di affrontare solo 30/40 km al giorno, prenoto un piccolo lodge con annessa officina per 3 giorni ambientarmi e partire.
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Ma cosi non è stato. Il primo giorno finito di assemblare la bici, mi allontano dalla città seguendo le scie delle motoslitte su un lago ghiacciato e come sempre la realtà supera la fantasia, il suono degli pneumatici sulla neve quella luce che a soli 14km/h illuminava come dei fari allo xeno, l’emozione fece scendere una lacrima e fece salire la voglia di iniziare di partire di non smettere. Rovaniemi-Tromso poi diventato Rovaniemi-Nordkapp, circa 800km percorribili con l’auto, un centinaio in più con la bici, percorsi ciclabili laghi boschi e tanta libertà nella Lapponia Finlandese. I numeri non mi piacciono, non conosco una sola domanda interessante la quale risposta preveda numeri.
Non so quanto pesi la mia bici quanti grammi il fornellino o le misure esatte delle borse del cibo e della tenda, non trovo proprio nessun interesse nel sapere la velocità di percorrenza o la percentuale di salita, infatti il gps super comodo in alcune circostanze lo tenevo sempre chiuso al caldo poiché mi dava un senso di angoscia e pressione scoprire che avevo ancora tot km da fare o una salita a 2 km o i gradi ed altre info numeriche, piuttosto leggevo ogni singolo segnale della natura. Arriva il primo giorno, la fatidica partenza, sono emozionato, il padrone di casa con tutta la famiglia è li ad incoraggiarmi, il fotografo che da tecnico diventa un po’ più amico. Ho tutto, le calze in goretex, lo scaldacollo la tenuta artica la action camera montata, cartina, gps, cioccolato, the caldo, pedalo e parto, appuntamento col fotografo a 10 km a nord al Villaggio di Babbo Natale. La mia meta ipotetica sarebbe stata ad una 30 di km a nord costeggiando la nuova E75, non appena parto brioso e pieno di entusiasmo inizio subito a fare i conti con la temperatura, ricordando che l’ultima volta li vidi -44, sono sorpreso di quel caldo 1 grado sopra lo 0, non ero vestito per quello infatti arrivo al villaggio completamente fradicio, grave errore pedalare sudati con l’abbigliamento bagnato inizi a tremare non appena rallenti, quindi al villaggio mi cambio e cerco di calibrare bene i tre stati necessari alla giusta evaporazione. Qualche fascetta qua e la e si riparte, oramai, ho solo 20km da fare in pianura col sole ed al “caldo”, dopo pochi mt mi rendo conto del perché ero li in bici, cosa mi aveva spinto sin la su, avevo risposte a domande che non sapevo, insomma ero proprio felice!
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Riuscivo ad apprezzare tutta la bellezza singolare del luogo e ad ogni metro aumentava la grinta e la motivazione, mi ripetevo “sono nato per questo”, e cosi il primo giorno sono arrivato al punto d’incontro, una stazione di servizio a circa 30km nord da Rovaniemi, con la velocità che mi permetteva di non perdere i dettagli naturali che regala quella latitudine, decido di proseguire e quella sera dopo 89km mi fermai in una baita, attratto dal luccichio degli occhi delle renne al buio. Cosi il secondo giorno si parte con una bici in perfetto stato e -8gradi, quindi per il viaggio, con quelle temperature e per i prossimi tratti Finlandesi con dislivelli non superiori ai 400m slm, non avrei avuto grosse difficoltà. Mi ero reso conto che il percorso era davvero una prova psicologica, che la passione può spingerci oltre i nostri confini mentali, per far questo decido di non rispettare più le mete previste di non preoccuparmi troppo della distanza dei prossimi villaggi abitati o delle stazioni di servizio, ma andare un po’ all’avventura. Mi preparavo per affrontare le tappe 3 giorni alla volta, per intenderci se non avessi trovato nulla sarei stato autosufficiente col cibo e attrezzatura per 3 giorni. A volte capita di uscire dai boschi e senti in lontananza il rumore di una motoslitta che cozza con le ore trascorse in piena sintonia con la natura, chi avrebbe mai immaginato questo, che solitamente schizzo con una rumorosissima Ktm. Karigasniemi alle spalle e si entra in Norvegia, il mare è ancora lontano, ma dopo qualche km dal confine, seguendo le indicazioni per il museo dedicato alla popolazione Sami, trovo un alce allo stato brado e mentre pensavo se fosse più veloce di me in caso di necessità, trovo la carcassa di un animale bello grosso con le tracce di sangue nella neve… smetto di farmi domande e accelero. I fiordi fantastici, questo panorama mi porterà sino alla meta, ricordo un giorno in particolare con raffiche di vento fortissime e salite ghiacciate, dovevo spingere più del solito per guadagnare poche centinaia di metri, ero davvero sfinito e non c’era l’ombra di civiltà da diversi km. Non riuscivo a raggiungere la vetta della salita, neanche troppo estrema, ma quel vento gelido la rendeva impossibile e quando stavo per mettere i piedi a terra per mollare, perchè ero esausto e avevo percorso appena 30/35 km, fissando quella vetta mi chiedevo, perché oggi madre natura sembra prendersela con me e riflettevo su cosa avrei potuto far meglio, quando, una raffica potente, mi spinge come una mano gigante quasi sino in cima, e bastato quel gentile gesto a rimettermi le ali (anche perché dopo una salita c’è sempre una gran discesa). Honningsvag solo 37 km per Nordkapp, l’eccitazione è alle stelle, l’arrivo è sempre più vicino a soli 13km, c’è una sbarra che blocca il piccolo traffico di veicoli, per lo più bus turistici, la sbarra la alzano solo 2 volte, alle 12.00 ed alle 12.20 e i veicoli vengono scortati da uno spazzaneve d’avanti e un mezzo 4×4 enorme dietro.
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La bici invece è libera, non ha orari e non ha scorta, ricordo ancora le facce stupite dei turisti che scattavano le foto dal Bus a questo ciclista che andava in inverno a Caponord, su quella salita dove è tutto cosi bianco da perdere l’orientamento. C’è molta neve fresca e non posso neanche alzarmi in piedi per spingere sui pedali, perché il posteriore si alleggerisce e slitta. Dopo 13 giorni di cui tre notti in tenda, il freddo, le camminate nella neve quando la bici affondava o quando i piedi iniziavano a ghiacciarsi, il fornellino col kerosene, gli occhi che bruciavano, le orme degli animali selvatici etc. svanisce tutto, quando in lontananza intravedi la forma tonda del mappamondo. Posizionato li, alla fine della terra o all’inizio, (ma io vengo da Bari quindi per me è la fine) il colore blu profondo del mare la scritta 1500mt NORDKAPP, 500 mt NORDKAPP, la porzione di mare ora è sempre di più, la ruota anteriore si alza adrenalina fuoriesce dalla pelle…. I turisti erano li da un pezzo e non sapevo che mi avrebbero accolto con un applauso di incoraggiamento, e quei sorrisi, scendo, posiziono la mitica bici sul piedistallo la osservo la ringrazio, e do sfogo all’orgia d’emozioni indefinibili, ma poi una più di tutte, una sensazione che non conoscevo invade la gioia meritata in quel momento. Ho finito ed ora cosa farò? E’ davvero strano, ma far qualcosa che ti impegna cosi tanto la tua vita nel quotidiano, che hai quasi una sensazione di vuoto quando ci sei riuscito. Noi dell’importante è partire consigliamo d’ inventarti qualcosa’altro per riempire quella sensazione di vuoto, e sappiamo che hai già cominciato con il tuo nuovo lavoro http://www.wildadventures.it/

2 pensieri su “Notti polari in bici.

  1. Alessandro

    Posso dirvi, da amico fraternodi questa splendida persona che la frase che rappresenta a pieno Fabrizio è questa:
    Ci sono tre qualità che ogni individuo deve avere per raggiungere il successo: la pazienza , il coraggio di un guerriero, l’immaginazione di un bambino e un pizzico di follia.
    Il successo non è altro che la fortuna d’aver incontrato le persone giuste al party giusto nel momento giusto….io mi ritengo fortunato ad aver partecipato a quel “party”

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